Il bentelan e la via di casa

alterazioni del bilancio idro-elettrolitico come ipokaliemia, alterazioni muscoloscheletriche come osteoporosi, complicazioni dell’apparato gastro intestinale, alterazioni cutanee, alterazioni neurologiche come cefalea, vertigini, iperattività, disturbi del sonno, ansia, depressione, disturbi nel comportamento.

Sono abbastanza certa che ogni individuo su questo pianeta, in un determinato momento della propria vita, si accorga di essere affetto dalla sindrome degli effetti collaterali dovuti all’assunzione di Bentelan. Se ne accorge così, come quando ci si sveglia la notte sudati fradici con la voglia di far pipì a mille e il cuore stanco per tutte le volte che, cadendo in fasi profonde del sonno, ha sognato di cadere nel vuoto. Lo scopre notando i diversi sintomi che gli si manifestano giorno per giorno e si pone delle domande del tipo “Ma che cazzo ho?” oppure “Vorrei tanto sapere che cazzo ho, tu lo sai mà?”. Inizi con una progressiva iperattivitàche dimostra quanta voglia di fare repressa tu riesca a tenere a bada. La voglia di fare repressa, precisiamo, è un leone in gabbia in preda all’istinto di sopravvivenza: quindi se non la nutri, ti mangerà e presumibilmente vivo. Poi si presenteranno disturbi del sonno o addirittura totale assenza di sonno. Sei già un soggetto stanco di natura per tutte le battaglie quotidiane dell’infinita guerra (la vita che per quanto possa essere bella, è na guerra bella e buona) che sei costretto a portare avanti senza possibilità di giungere ad un armistizio… e quindi ti culli nella tua stanchezza, cerchi di giustificarla, di trovarle un ripostiglio nella mente ma non fa altro che alimentare i tuoi pensieri affamati di neuroni ed energia. Ed è proprio qui che ti freghi con le tue mani. Sei entrato nel circolo vizioso, non dormirai mai. Successivamente incontrerai una signora, che probabilmente conosci da una vita, che probabilmente detesti come manco fai con l’ebola, che t’indispettisce tanto quanto quel mal di pancia cattivo nel bel mezzo di un appuntamento importante distogliendoti da ciò che senti e provi e conduncendoti in un pianeta parallelo simile a quello che un fumatore d’erba incallito è solito visitare non appena il THC sale e sale e sale… La signora ansia. Le dai il benvenuto tu con la mano perennemente sudata e la gocciolina di sudore che pende e proprio non si decide a scendere a più di metà fronte. Come se anch’essa avesse un’ansia a sè stante. L’ansia… La accogli, la ascolti, la senti sulla pelle e nel petto, la mandi via con la consapevolezza che tornerà alla carica più forte di prima a strozzarti le parole. La respiri, la espiri con accortenza manco fosse l’ultima sigaretta e le dai un’importanza fondamentale, le concedi una potenza che tu neanche ti sei mai immaginato di avere solo perchè sei sempre stato convinto che, se anche l’avessi trovata dentro te, se la sarebbe mangiata lei e non ti avrebbe chiesto di certo il permesso. Questa signora la odi, ma allo stesso tempo ne parli come fosse un’amica di vecchia data che non ti ha mai abbandonato. E’ stata con te anche nel momento del bisogno. Per concludere la lista delle controindicazioni assembliamo depressione e conseguenti disturbi del comportamento. La depressione è subdola. Si insinua  nei tuoi occhi senza che tu abbia la minima idea di quanto te li cambierà e di cosa ti costringerà a vedere. Non hai il controllo. Puoi solo combatterla convincendoti che è una tua stupida scusa per non affrontare il dolore. Così lei si sentirà presa in giro, si sentirà presa per ciò che pensa di non essere e l’abbandonerai. Si, non sarà lei ad andare via. Sei tu l’ospite nonostante tu pensi che sia stata lei a farti visita. Ben presto scoprirai di averla chiamata e da buona Ursula de La Sirenetta ha nutrito ogni tua debolezza e insicurezza divorandoti e mandandoti in cancrena tutto ciò che di buono avevi.

Tutti piccoli ostacoli che se superati da soli e separatamente danno anche un grande senso di fierezza, di salvezza alla fine della fiera. Il problema è che perdi tempo, perdi tempo a risolvere, perdi tempo a risolverti, perdi. Perdi la via di casa. Trovi la via della cura al tuo male, perdi la via di casa.

Casa sei tu e i tuoi sogni. Casa sei tu e i tuoi bisogni. Casa sei tu e la sincerità di chi andava cercando di notte in vicoletti bui la tua felicità dispersa, perchè la notte fa più luce di quanto tu creda, illumina più del giorno. Casa sei tu e gli sguardi che non incrociavi da tempo. Casa sei tu e gioie che temevi non avresti più provato. Casa sei tu e il coraggio di tornarci, da te.

Una volta tornato a casa sei fermamente convinto che nessuno più ti strapperà via dal tuo luogo. Ancora una volta ti sbagli. Dovrai lottare per tenerti stretto l’agognato giaciglio. Come un guerriero. Come Mulan! 

Posso rassicurarti però, dicendoti che se lotti per la tua casa ti sentirai comunque a casa. Percepirai l’odore del tuo ideale, l’odore del terreno in cui hai seminato con tanta cura la tua forza sperando che un giorno possa germogliare in vittoria, l’odore della tua fatica che col tempo hai imparato ad ammirare. E si spera anche ad insegnare. Insegnare che è bello faticare inculca la cultura della soddisfazione e del non perdersi d’animo.

PS. Visto da questa positiva angolazione, il bentelan non è poi tutta sta merda.

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6 pensieri su “Il bentelan e la via di casa

  1. Ti mancano i disturbi alimentari, sotto corticosteroidi o senza, e posso ritrovarmi perfettamente! Mi piace come descrivi l’ansia (cioè mi dispiace perché evidentemente la conosci bene) ma la guardi allo stesso modo in cui la guardo io: come una parte di sé, quel sé al quale bisogna sempre tornare.

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    • Mi emoziono ad ogni singolo commento. Ti ringrazio infinitamente per avermi dedicato un po’ di tempo ed esserti fermata a leggere quello che è il mio mondo. I disturbi alimentari li ho omessi, anche se ne ho avuti, ma sai… Si può sfociare nel ridicolo e nel banale accentuando e sottolineando aspetti della vita comuni e diffusi soprattutto tra le ragazzine di oggi (delle quali faccio parte anch’io). Posso garantirti che ci convivo con l’ansia, ho imparato a gestirla alla meglio e a guardarla con occhi da amica, sperando magari in un suo moto di… Pietà! Sono felice tu abbia gradito il mio modo di descriverla! Sono perfettamente d’accordo. Grazie ancora ❤

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      • No no non commuoverti per i commenti: ne arriveranno altri, mica ti puoi commuovere sempre!
        Sai, penso che sfociare nel ridicolo, anzi, nel grottesco, nella parodia di sé, sia un’ottima cura. E, comunque, sfociare rispetto a chi o a cosa? Degli altri, chiunque altro, decisamente non curarti.
        Mi piace molto il tuo blog, mi piace sentire quest’inconfondibile odore di autenticità.

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