Jeans stretti

Hai presente quei jeans? Gettati lì, nell’armadio. Insomma, i tuoi preferiti di sempre, quelli che non cambieresti manco se dovessero strapparti la pelle. Ti sono sempre piaciuti. Lineari, blu e eternamente di moda. L’emblema della semplicità. E, spesso, ti sei piaciuta anche tu, fondamentalmente, dentro quei jeans. Però, spero tu conosca almeno di vista o per sentito dire il tempo. Il tempo passa a trovarti e te lo ritrovi in casa che ti deteriora, ti modifica le abitudini, ti rende pallido e tendente ai rimpianti  e molte volte anche alla pazzia, ti priva delle forze e magari ci si fa anche quattro sane risate su… Giusto per sdrammatizzare. Il tempo fa irruzione. Ovunque. In stile “saccheggi dei Mamertini” o di qualsiasi altra tribù di mercenari sulle cui spalle veniva scaricato il peso della guerra, sotto la cui voglia di sopravvivere e di affermare un minimo di autorità su una parte di mondo venivano occultate le reali cagioni dello scontro. Il tempo ti cambia. E presumibilmente i tuoi jeans preferiti ti staranno stretti. E a quel punto comincerai a complicarti le cose,comincerai a complicarti. Ma mica per sport. Per esigenza. E’ una specie di reazione naturale. Sceglierai altri paia di jeans. Magari fuori moda, magari più sciatti o magari fatti su misura per le tue complicazioni. Ma le tue nuove scelte non faranno in modo che tu smetta di pensare alle certezze che riponevi nei tuoi jeans come a qualcosa di estremamente e oggettivamente rassicurante e rasserenante. Continuerai ad amarli, ad ammirarli. Solo che non ci penserai proprio più a prenderli. Li lascerai restare uguali e coerenti in armadio. Al massimo ti limiterai a scrutarli con la coda dell’occhio e con grande disagio e sensazione di irrisolto mentre ne metti su a fatica un’altro modello.

E’ così anche nella vita. Veneriamo la dea semplicità, la consideriamo un miraggio, una portatrice di benessere, una fonte di inesorabile stabilità. Ma è già troppo per noi esseri umani accettare che ci sia e che non sempre siamo in grado di attingerne positività (praticamente… mai?), figuriamoci come riusciremmo a preferirla alla complessità. 
La semplicità è la strada che vorremmo, ma non ci azzardiamo a imboccare. Abbiamo paura delle fisse dimore. Siamo fondamentalmente nomadi e troviamo nelle complicazioni, in ciò che ci manda in tilt le terminazioni nervose, una sorta di infinito cunicolo in cui crogiolarci aspettando che la nostra fame di avere sempre tutto quello che non vorremmo mai avere ma che puntualmente desideriamo (manco fosse la regolare pizza margherita settimanale)… Si plachi. Si afflosci. Si decomponga e cominci a puzzare. Perchè fin quando profumerà d’inarrivabile e insensato noi continueremo a nutrirci di pane e problemi. Pane e feroci pensieri. Pane e disordine. Pane e mai quello che oggettivamente ha un buon sapore o è salutare. Non mangiamo ciò che ci fa bene. Non facciamo ciò che ci fa bene. La contraddizione ci eccita. 

Sembro molto pessimista ma in realtà sono solo invidiosa di chi riesce a indossare jeans semplici nonostante tutto. Invidiosa di chi ha una vera esigenza dell’essenziale. Di chi è determinato a conquistarsi la fermezza di un attimo. Perchè gli attimi volano solo per i complicati.

Ma anche questa divisione tra complicati e semplici è inesistente. Non esiste nessun complicato. Non esiste nessun semplice. Questa linea di separazione immaginaria non fa altro che fungere da ottima lente d’ingrandimento su quello che non riusciamo a spiegarci e poi in ritardo comprendiamo come fosse l’ABC o le canzoni di Ligabue. 
Esiste solo la volontà di essere qualcosa. Nasci. Capisci. Decidi se vuoi nuotare con la bassa marea o se vuoi nuotare con la marea alta. In entrambi i casi imparerai. Le intemperie, le correnti, i grandi pericoli del mare t’insegneranno. Tanto comunque sei sempre in mare. Alta o bassa marea sei fottuto. Otterrai comunque qualcosa. Noi non lo sappiamo bene, ma da qualsiasi cosa facciamo… Ricaviamo. A volte siamo convinti di non avere nulla in tasca. E poi ci ritroviamo il cuore a straripare.

Conclusione: da oggi vanno solo vestiti e gonne! Anche no. Ma grazie. Grazie del consiglio. Volevo dirti che da oggi per me è di moda la libertà. In tutte le forme. Sentiti libero di essere. Sentiti un animale selvaggio. Sentiti in una foresta. Però sentiti. Ascoltati. E ascolta la tua libertà. Ti chiama da qualsiasi parte del mondo. Fai in modo di trovarti in ogni parte del mondo. Fai in modo di trovarti. E aggiungerei di accettarti: jeans semplice, o jeans paiettato. 

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6 pensieri su “Jeans stretti

  1. Noto che hai cambiato il tema del blog. Ti era stufata di quello precedente?
    La conclusione del tuo post è meravigliosa, la sottoscrivo pienamente. Temo, tuttavia, che il concetto stesso di libertà sia spesso di difficile comprensione se non come tema astratto, sospeso. Non per quanto mi riguarda.
    Io preferisco definire una diversificazione tra complicati e complessi.

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  2. Scrivere un post con un tema cosi importante usando come base di partenza i jeans ti rende geniale. Al di la’ del meccanismo che la vita ci combina dentro e ci fa’ pensare diversamente. Ma sono d’accordo con te.

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