Fretta

petto intriso di pianto
le lacrime ristagnano, intanto

e vorrei crollasse il mondo
così lo sentirei addosso il macigno
e non nel punto in cui, dentro, d’irrisolto grondo
guardandomi reprimere l’ordigno

forse un giorno mi ridarai della fretta l’incanto
d’un armistizio chiesto a un bacio ormai affranto

Canzone felice

il mondo mi ascolta
come se fossi una canzone
felice solo alla prima impressione
morente fino all’ultima emozione
incolta

però resto, ma sono comunque percepita
quasi stessi morendo per essere nuovamente concepita

però ho il fiato che va a male
carenza speciale
di chi dalle note si fa strozzare la melodia vitale

Fenice

dita nella ferita più esposta
accorgerti che l’hai solo nascosta
accorgerti che non è ancora sfiorita
che la passione morta è una sorta di vita
e il sospiro dimesso ma molesto di un’altra bella fatica

fammi sempre inspirare sgomento,
con l’ostinazione di quando so che ogni attimo è il mio momento 
e sappi che vivere non è mai stato il mio intento
ma da sempre il mio più grande talento

Ciò che mi riserva il passato

La leggenda narra che io (come tutti) debba desiderare di sapere cosa mi riserva il futuro. Voglio dire: ci rendiamo conto di quanto cazzo sia difficile vivere per noi esseri umani? Vivere e basta. Vivere e avere solo la facoltà di immaginare cosa diamine sarà il nostro “domani”. E’ una pezzarculo abnorme. Comunque, fantasticare è un qualcosa di straordinario. E’ il più importante tra i tantissimi tipi di dialoghi che frequentemente intratteniamo con la nostra persona. In me, in te, in tua cugina arde un pericolosissimo desiderio che è quello di far diventare i sogni …realtà. Basilare, semplice. E’ una meta fondamentale! Dimostrazione che se possiamo sognarlo, possiamo farlo. Credo però che questa sia una meta a metà strada. Hai mai pensato a quanto sei sfortunato a non riuscire ad apprezzare a dovere la possibilità di trasfigurare la realtà nei sogni (o anche nei normali pensieri quotidiani)? La meta alla fine della strada è questa. Hai la possibilità di spaccarti il cervello di viaggi, d’amore, di azione, di gioia, di giallo, di pianeti inesistenti, di storie… delle tue storie, tra l’altro! Hai la possibilità di considerare, silenziosamente e senza intralciare il cammino di nessuno, il mondo come qualcosa che appartiene a te: è tuo. Non sei più tu ad essere inghiottito dalla sua forza motrice bastarda e troppo scontata per essere vera ma comunque vera, bensì è proprio lui che si lascia spappolare e sbriciolare tra le tue mani per poi cadere a terra, oramai in tanti piccoli pezzetti, e abbandonarsi al potere della brezza di una qualsiasi stagione della tua anima volando via e trasformandosi in ciò che vorresti fosse davvero. Guarderai gli alberi muoversi a causa tua e ti sentirai responsabile del contatto tra ciò che il mondo è diventato per tuo ordine/amore e il cielo, e forse ti colpevolizzerai per aver tolto l’occasione all’azzurro di rimanere essenziale. Acquisterà un certo spessore, che non è più irraggiungibile, divino, etereo, inarrivabile… ma terreno, terrestre, quasi volgare. Anche il cielo, nella tua testa, perde la sua verginità light-blue. E ti renderai conto per questo che anche ciò che non hai accanto è umano. Più umano di quanto pensi, meno umano di quanto speri. Sognare è un bisogno. Oppure deve assolutamente esserlo. Imbrattare, distruggere i muri nella tua città ti farà sentire ribelle e fuckdasystem di sicuro. Ma fare lo stesso con i muri che occludono la tua percezione di ciò che è, era e forse sarà è fottutamente liberale. 
Se hai bisogno di sognare vuol dire che hai bisogno di vivere per continuare a sognare. Ciò equivale a voler raggiungere quella sensazione di pienezza notturna pre-sonno (che solo un sognatore può vantarsi di provare) che incombe in un posticino definito da qualcuno organo involontario vitale, nonostante sia lui a decidere fino a quando ti emozionerai nel sapere che esisti e nessuno più esisterà mai come te. 

In ogni caso, hai una specie di copertura a lungo termine e quasi sempre indolore per quanto riguarda il “ciò che ti riserva il futuro”. Perchè il futuro ti riserverà qualcosa in ogni caso. La mia domanda è: non è che il passato sia passato solamente per sport? :/ Una botta e via. Toccata e fuga. Manco fosse un piccione che ti caga in testa perchè doveva andare così e tu non hai neanche il diritto di chiederti “COME MAI TUTTA QUESTA MERDA NELLA MIA VITA?” dato che sarai impegnato a inchiodarti salmonella e escherichia coli sulle mani che sciacquerai con ossessività e alcol per una settimana e 3 giorni.
Sfatiamo il mito del futuro imprevedibile. Il vero mito imprevedibile è quello del passato. E’ dietro di te e ti colpisce alle spalle. A volte ti sta così dietro che credi, invece, ti stia davanti. Ti confonde. Ti consuma. Spesso ti costringi a sovrapporlo al tuo presente o addirittura al tuo futuro perchè hai paura che possa non tornare più. E in realtà è così. Convinciti. Non torna mai più. Sei tu che vai verso i tuoi obiettivi con la testa semi-voltata verso la direzione opposta a quella giusta. Lo guardi da lontano quel maledetto e ti piace distruggerti apprezzandolo e bramandolo più di quanto già non avessi fatto quando era il tuo “adesso”. Sono gli occhi della velocità nell’allontanarti dal vecchio te a infiammarti. Sono gli occhi della velocità nell’allontanarti e basta, a infiammarti. Sono quelli che ti bruciano incandescenti, mica le gambe che cedono durante la corsa. Illusione. Capita. Dopo innumerevoli trip mentali, io, sono arrivata alla conclusione che… detesto ciò che rimane uguale per sempre e non si evolve, non è al passo con le gioie e le tristezze e… la me del momento. (Manco stessi parlando di moda e outfit). Mi volto e mi specchio. Non ci sono più io. C’è solo quello che non mi sarei mai aspettata di non diventare. Non mi riconosco. E non voglio mica guardare in uno specchio che ha intenzione di riflettere solo ciò che non sono più. Non chiedo tanto. Non voglio manco riflettermi in uno specchio che mostra ciò che sono realmente. Mi basta anche solo un pezzo di vetro nel quale possa comparire il riflesso di ciò che pretendo d’essere per sempre. Voglio mantenere una traiettoria lineare. Non voglio uscire fuori traccia, o quantomeno, voglio evitarlo.

Quando scrivo qualsiasi cosa, dò sempre prima il titolo. Il titolo non funge da traccia. E’ uno stimolo. Si aspetta qualcosa da te e tu lo soddisferai. Parlerai di ciò che esso è incaricato di rappresentare guidato dalla luce chiarificatrice che emana. Quest’ultima arriva addirittura fino a me. Ciò non vuol dire che io mi trovi nei bassifondi, vuol dire in realtà che sono ciò da cui iniziano a sgorgare le parole  ovvero il principio: lontano dal presente, vicino al reale. Il reale non smetterà mai di essere tale. Il reale non smetterà mai di essere. 

Comunque voglio ringraziare il past per avermi fatto un grandissimo regalo: la capacità di rimembrare.
Ricordare è comunque un pò vivere, ancor più del sognare. Forse perchè l’idea di essere esistita, mi piace molto di più del fatto che esisto.

 

Sconosciuto

Mi confondi l’offuscato bagliore dello stupore nel caderti sul cuore.
Sconosciuto 
bagni un’anima in cui è sempre piovuto
senza pietà, ma mai più del dovuto
spalanchi le crepe di un sentimento perduto
e il tuo amore si pronuncia nonostante sia muto.

E non so se riesci a pesarmi come l’attesa
e non so se riesci a punirmi più della tua mano comunque tesa
e non so se riesci a credermi ma di te stesso sei l’impresa
e non so se riesci più a pretenderti ma mi hai difesa.

Traguardi

Io non sono mai arrivata a un traguardo, felice. Ciò vuole forse dire che non sono mai stata felice perchè è la felicità è il vero traguardo. Ma mentre mi metto in bocca queste parole non riesco a credermi. Voglio essere del tutto sincera e affermare con certezza che io ho avuto solo avvisaglie di felicità. Come quando leggi nel cielo che sta per diluviare, come quando le labbra vibrano un pò prima che tu reindirizzi il pianto al luogo in cui marcisce e levita il suo disperato bisogno di esploderti in viso, come quando riparti e prima di incamminarti riconosci la clemenza di un sole che ti ha sempre scottato e mai riscaldato, e mai veramente rallegrato. Adoro il sole: è la compagnia perfetta per chi odia la compagnia in giornate di sole. Ho sempre detestato uscire a fare baldoria quando i raggi mi raccontavano storie, quando mi facevano morire molti perchè, quando mi insegnavano ad apprezzare anche i giorni di pioggia dato che era proprio in quei giorni che si ricaricavano per tornare a sbiadirmi l’oscurità, ancora più penetranti. Me lo dicono da una vita: loro sono a prova del mio buio. La felicità ha sempre e solo lanciato sassolini alla finestra, bussato alla mia porta senza mai entrare, smosso le foglie e mai i rami. Indi, la considero una persona che osservi passare tutti i giorni davanti la fermata del bus: ci fai quattro chiacchiere (le stesse da una vita) e la saluti. Ma non la conosci. Non la conoscerai mai, amenochè il bus sia intenzionato a non arrivare a destinazione, a precipitare in un burrone, a vaporizzarsi magicamente perchè così vuole il karma. Così, anche l’imperfezione, l’errore, la disfuzione… sono felicità. Ed ecco che tutte le fangirl amanti dei luoghi comuni gioiscono per l’approvazione alla frase “Sei un bellissimo sbaglio”. Beh, diamo a Cesare quel che è di Cesare. In ogni caso, non voglio passare per una sedicenne triste. Infatti io vivo di assaggi e ne sono completamente soddisfatta. Chi li vuole questi primi piatti che ti ingozzano. Io sono mainstream. Quando finalmente ottengo qualcosa, non la desidero più. E io esigo desiderarla per sempre questa felicità.

L’amica, a differenza mia, arriva e come al traguardo. Stracontenta, tra l’altro. Quando ancora puzzo di delusioni che non riesco a lavare via nemmeno col cloruro di sodio, giunge lei, più sincera che mai, convinta di aver fatto il tifo per te in tutto da sempre (e cioè da quando avete cominciato a sputtanare la zoccola del paese telefonicamente) che viene a passarti sotto al naso la sua felicità preconfezionata manco fossero contanti appena prelevati, con lo stesso sorriso di Stromae in Papaoutai stampato in faccia intenta a farti odorare il profumo della sua tanto agognata gloria e convinta che quest’ultima possa essere una sottospecie di esempio e fonte inestimabile di speranza per te. Manco ti considerasse una quarantenne che si registra a Meetic perchè bisognosa di trovare in un uomo l’amore e il senso di sicurezza che cerca da quando ha cornificato il marito con un adolescente. (Ho la sindrome del “manco fosse”, aiuto!) Se tu, caro lettore, hai avvertito nell’atmosfera aria d’invidia… Beh, hai il naso tappato. ‘Sta qui viene a dispensarti consigli utili quanto il ciclo mestruale, frasi-pezzearculo che non trovi manco più nei baci Perugina pensando di sollevarti ma soprattutto per farti sentire come uno spettatore della sua storia e mai il protagonista fallito della tua, e… insomma ti sale un minutino na febbre da cavallo. Anche perchè sei stata lì per lei in qualsiasi occasione cercando di condividere le sfumature d’umore che caratterizzano la sua fase dei disturbi psichici/fase del senso di inutilità/fase di malesseri random con impegno e dedizione, comprendendola tramite l’utilizzo del sacro dono dell’ascolto.

Guardo i suoi occhi sorridenti, sorrido anche io. E’ comunque fottutamente bello vedere gli effetti della “felicità” sulla gente. Poi il tramonto che amo, sta per essere inghiottito dall’inizio del blu e mi rendo conto che è più bello essere felici così. O meglio, mi sta bene. Sono stata felice guardando andare via qualcosa di bello. Accadrà tutti i giorni della mia vita apparentemente velata di grigio. E’ tutto nascosto qui. Nel dettaglio, nella frazione di secondo in cui ti volti e ritrovi occhi che ancora aspettano incroci coi tuoi. Nella rugiada in bilico sulla foglia mentre assorbe l’energia del suo ultimo contatto col verde, col vivo. Amo la fatica della corsa verso un traguardo che in realtà non esiste al di fuori di me. Il traguardo sono io capace di correre.

Inconsapevole

Ora l’hai capito?
Sono il vuoto che va lasciato in attesa d’essere riempito.
Per sempre attenderó la sensazione di completezza
senza mai desiderarla davvero e con certezza.
Mi nutrirò del tuo voler nutrirmi
mi sentirò per il tuo voler sentirmi
mi estingueró con il tuo voler capirmi.
Ritorneró in un’istintiva distrazione
ti culleró sull’orlo della distruzione.

Freddo

E’ un momento difficile per scrivere articoli, argomentare, fissare idee in parole decise. Mi arrangio con qualche poesia. In periodi simili i pensieri sono così corposi e animati che quasi ti sembrano prendere vita che non riescono a passare la dogana tra la psiche e la penna. Marciano nella mente imponendosi come se fossero la nuova lingua ufficiale del tuo stato d’animo. Ed è forse questo il motivo per cui non riusciamo a buttarli su carta neanche in modo disordinato e sciatto. Perchè non li comprendiamo. E’ un’idioma di colonizzazione. Noi… esseri umani colonizzati dal nostro mondo interiore.

Sono uscita fuori, temperatura glaciale
sono entrata in me, gelido uguale…
speravo in un’escursione di morale.
Eppure ancora vado animando scalpore
in una predestinata  piaga che elargisce torbido timore.
E sarai tagliente da farmi sanguinare calore

e sarai tagliente da ammazzare l’impassibile torpore.