She’s electric

“A volte mi sento impotente” (mi disse, quasi soffocando nell’incomprensione e nel circolo vizioso della non-reazione).
Ed io, ricordandomi dei miei 16 anni, nei quali proprio mai mi è sembrato di avere poteri su di me e sulla realtà che mi circonda, avrei voluto rispondere con una massima che difendesse gli occhi dalle intemperie del cuore e dal bruciore… ma rovesciai la ciotola contenente tutta la mia insoddisfazione. Rovesciai la ciotola un pò per divertimento, un pò perchè le dure/spavalde profumano di battaglia e polvere da sparo, un pò perchè non conosco altre modalità di approccio col mondo oltre l’impulsività e l’uso di parole sempre rigettate senza premeditazione. E quindi gli dissi che se per “a volte” intendesse “tutti i giorni della vita esclusi i momenti di successo in intimità col partner”, la sua affermazione sarebbe stata valida anche per me e avrebbe dovuto sentirsi meno solo e meno sfigato. E anche se sul “meno sfigato”, avessi molti dubbi (dal momento che la mia condizione esistenziale non fosse tra le migliori) non me la risparmiai affatto. Credevo fermamente che essere stronza e mandare via le persone potesse, al contrario, avvicinarle. Tutte le teorie di logica inversa che reputavo dogmatiche, si sono rivelate essere la più grande fregatura di sempre perchè, alla fine della fiera, non solo ero sola ma mi ritrovavo anche con il solito saporaccio amarognolo in bocca di quando, mettendo in atto piani nei quali rischio di perdere qualcuno con lo scopo e con la certezza che, ammaliato dal retrogusto dolce del probabile rifiuto, non vada via manco pagandolo… quel qualcuno poi, va via. E come rido, poi! Non riesco a piangere pensando d’essere stupida. Posso solo ridere. Al massimo mi guardo allo specchio e m’immagino ben vestita sorseggiando Gin and Tonic. E mi riecheggiano nella mente, soffici e aguzze, le parole della canzone che più mi ferisce “We’re throwing it all away at the end of the day”. Mi incazzo perchè non sono assolutamente in grado di cambiare le cose. Ci provo in tutti i modi, ma in tutti i modi le cose rimangono fottutamente uguali. Ho la capacità di convincermi che tutti i passi in avanti compiuti, siano solo mascherati da passi in avanti compiuti e che in realtà retrocedo o, quantomeno, rimango stabile e aleatoria nel mio cantuccio stupido. L’ho scritto anche in altri post, lo scrivo ovunque: la soddisfazione, nella mia vita, è reperibile solo ascoltando musica. Mi sono calata in una forma di ascetismo musicale. Disprezzo tutto, disprezzo anche me stessa quando riesco. Ma venero ciò che mi conduce, che mi guida, che mi ispira e mi sorregge, che mi corregge e protegge. Una canzone come scudo e mi sento pronta alla guerra. Spesso mi sono anche detta d’essere una palla al piede, parlo sempre di musica. Spesso mi sono anche detta “non assumere un atteggiamento da guerriera nei confronti della vita, perchè non è mica una guerra, la vita!”. Però tutto questo mi pareva troppo ingiusto. Se la vita non fosse una guerra, io non sarei una guerriera, e quindi il diritto al sogno e all’illusione sarebbero andati a farsi fottere. Ma io ne ho bisogno. Tutti ne hanno bisogno: come facciamo a buttare giù muri senza immaginare e credere che questi siano materassi? Come facciamo ad accettare che qualcuno muoia senza pensare che sopravviva altrove? Quest’ultimo quesito per molti è religione. Per me è solo una domanda. E… come faccio a vivere, a sopportare, a sopportarmi e a ringraziarmi senza credere fermamente alla me guerriera? La me normale, semplice persona di sesso femminile, non mi entusiasma proprio un cazzo. E’ fine a se stessa, non ha sbocchi, può solo agire e ottenere risultati (magari, LOL). La me guerriera può anche sentirsi viva quando sta per morire, può anche sentirsi viva quando sta per vivere.

Ah, dimenticavo. Mi piace canticchiare “I need to be myself, I can’t be no one else” nel mio bagno accentuando quel myseeeeeeeaalf, come Liam Gallagher. Mi piace immaginare che possa sentirmi.
Mi piace dirmi che sono elettrica. Mi piace credere che chiunque mi tocchi subisca le conseguenze del gesto avventato. Mi piace credere che toccarmi equivalga ad assumersi responsabilità. Mi piace pensare che l’avvicinarsi a me è già conseguenza di una lunga meditazione. Anche se poi non lo è mai. 

E tra poco l’anno è pure finito. Muoio sempre un pò, ogni tanto, così. Ma in particolare, mi annullo quando vedo l’anno andare via. E seguendolo con lo sguardo corroso e fuori tempo e dolcemente sconsiderato, mi accorgo che non muoio, bensì mi dissolvo gradualmente nel dolore di un “grazie a me stessa” (per ogni schiaffo e lacerazione che sono stata capace di catalogare come tali, e non come fottuti sbagli o incidenti) ingoiato come lo sciroppo a banana per il mal d’orecchie. Forse è quando cominci a ringraziarti che cominci a non morirti più tra le mani alla fine di un percorso. Forse cominci a non morire quando non ti dissolvi, non scompari ma resti ben visibile e bene in mostra in modo che tutti possano accorgersi di quanto la luce del tuo riconoscimento verso te stessa ti illumini più della luce del sole.

I need to be myself
I can’t be no one else
I’m feeling supersonic
Give me gin and tonic
You can have it all but how much do you want it?
You make me laugh
Give me your autograph
Can I ride with you in your B.M.W ?
You can sail with me in my yellow submarine

You need to find out
‘Cos no one’s gonna tell you what I’m on about
You need to find a way for what you want to say
But before tomorrow

‘Cos my friend said he’d take you home
He sits in a corner all alone
He lives under a waterfall
No body can see him
No body can ever hear him call

You need to be yourself
You can’t be no one else
I know a girl called Elsa
She’s into Alka Seltzer
She sniffs it through a cane on a supersonic train
She made me laugh
I got her autograph
She done it with a doctor on a helicopter
She’s sniffin in her tissue
Sellin’ the Big Issue

She needs to find out
‘Cos no one’s gonna tell you what I’m on about
She needs to find a way for what she wants to say
But before tomorrow

‘Cos my friend said he’d take you home
He sits in a corner all alone
He lives under a waterfall
No body can see him
No body can ever hear him call

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Dopo tanto tempo… sono riuscita a non scrivere una poesia per dire quello che penso. VIAAAAAA !

 Vostra Lyla

Don’t look back in anger

Sono felicemente intrappolata in una o più canzoni. Sono rimasta bloccata lì dove il lento respirare di una nota sul bruciore non si confonde col vento. E non mi fa male. E non è una prigione. E non andrò via dove voglio perchè non sarei libera, a scappare da me. Scappare in me è la vera libertà. Ho sempre desiderato visitare luoghi sconosciuti, poi.

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