Primavera

Primavera

è affacciarsi alla finestra e

aver paura del cielo

del vero

dell’instabile coincidenza 

che ci fa piovere nei cuori

proprio quando piove fuori.

E poi all’improvviso il sole 

che non è mai tuo

che non è di nessuno

perchè lo vedono solo quando c’è.

Someday you might find your hero

11146288_743429919088932_8401233002255465784_n

Ci sono momenti in cui la vita ti mette a dura prova. Momenti in cui hai proprio bisogno di salvezza, di un eroe. In un primo momento ho pensato al mio papà, il più grande di tutti per me. Ma per le questioni d’animo debole un suo abbraccio e svariate parole di conforto bastavano a sedare, a comprendere che tutto è risolvibile ma non erano del tutto in grado di sanare un’interiorità alla ricerca della causa della sua compromissione. Sicchè, tutta impegnata a ritrovare il mio “better place to play”, tra le insidie di cunicoli stretti e soffocanti e colmi di macerie, col cuore, ho udito della musica e una voce: mi sono accorta che l’errore era proprio lì, nell’ascoltare con le orecchie, limitate al semplice suono e mai desiderose di indagare nelle vene dello stesso. Perchè in quelle vene circola il sangue del mondo. E a furia di trasfusioni, contraiamo la libertà.

Così mi sono ammalata di libertà. E ho comprato i biglietti per Noel Gallagher. Il 9 luglio mi vado a riprendere il mio pezzo di vita. Grazie a chi ha reso possibile la realizzazione del mio sogno.

Mia irripetibile Immacolata,

sono la tua donnina più piccola, quella che ti guardava e cercava il tuo appoggio mentre raccoglieva i sassolini in cortile e poi li lanciava pesantemente su macchine e persone. Volevo dirti che sono le 00:38 e che quando pubblicherò la lettera sará perlomeno l’una ma… Stanotte mi sto ostinando ad ascoltare canzoni che voglio farti appartenere. Ne ricordo poche che ci fanno da tramite. Anzi: il problema è che non ne ricordo proprio nessuna. E non ne voglio proprio sapere di non ricordare. Ti sto infilando in ogni parola, nota, respiro e più lo faccio, più noto questa amarissima e maligna incongruenza: non ci sei più e non ti trovo neanche nelle canzoni che voglio siano nostre. Vivo con la convinzione che sia io a mantenere in vita il mio legame con te ma proprio non riesco a comprendere che in realtà sei tu. Tu e solo tu mi parli, ci sei ancora e ti sto amando sempre più forte. Ci sei. Ma non nelle mie canzoni preferite. Non ci sei più neanche nei miei ricordi che forse ti stai portando via per farmi notare che ancora agisci, che sei ancora capace di dare una botta alla mia e a tutte le vite. Non ti trovo. Ma sono instancabile. Come sai sto ascoltando gli Oasis, e… Cazzo, perchè non riesco neanche a piangere? Ci sei o non ci sei? Ci sei perchè mi stai impedendo di piangere. Non ci sei perchè mi stai dando tutta la libertà di farlo con la consapevolezza che non lo farò in nome tuo. In nome della tua forza estrema. E ora voglio solo dirti: ti ricordi di me e te a Castelvolturno? Ti sei presa cura di me per tre estati. Sto facendo una fatica enorme nel parlarne, e infatti anche qui ci sei, sei la mia fatica, sei il filtro attraverso cui comunico, e gli occhi attraverso cui guardo. Ma non divagherò. Hai detto di si: ti ricordi. Beh, ti prego, rispondi alla mia domanda: saresti tornata con me a rubare il profumo delle nostre mura, ormai seppellito da anni di noncuranza? L’avresti fatto? Ti manca quel profumo? Ti manca l’idea di passeggiare con me? Ti manca l’idea di ricordare di aver passeggiato con me? Lungo le strade sabbiose, si? Avresti fatto compagnia a me intenta a riprendermi le radici nel posto in cui mi hai insegnato la felicità? Mi avresti aiutata a metterle dove mi trovo adesso? Io lo devo sapere. E, Immacolata, ti prego, mi hai difesa dal mondo, e, ti prego, non me ne hai fatto una colpa ma solo un premio. E quindi, dimmi, devo ancora tremare parlando di te? Devo ancora affannarmi a cercarti in mezzo a ricordi che non ho? Per quanto altro tempo? Come dici? Fin quando ci sarai?

But ‘don’t look back in anger’, I heard you say. Te lo sento dire tutti i giorni della mia vita.