Primavera

Primavera

è affacciarsi alla finestra e

aver paura del cielo

del vero

dell’instabile coincidenza 

che ci fa piovere nei cuori

proprio quando piove fuori.

E poi all’improvviso il sole 

che non è mai tuo

che non è di nessuno

perchè lo vedono solo quando c’è.

Someday you might find your hero

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Ci sono momenti in cui la vita ti mette a dura prova. Momenti in cui hai proprio bisogno di salvezza, di un eroe. In un primo momento ho pensato al mio papà, il più grande di tutti per me. Ma per le questioni d’animo debole un suo abbraccio e svariate parole di conforto bastavano a sedare, a comprendere che tutto è risolvibile ma non erano del tutto in grado di sanare un’interiorità alla ricerca della causa della sua compromissione. Sicchè, tutta impegnata a ritrovare il mio “better place to play”, tra le insidie di cunicoli stretti e soffocanti e colmi di macerie, col cuore, ho udito della musica e una voce: mi sono accorta che l’errore era proprio lì, nell’ascoltare con le orecchie, limitate al semplice suono e mai desiderose di indagare nelle vene dello stesso. Perchè in quelle vene circola il sangue del mondo. E a furia di trasfusioni, contraiamo la libertà.

Così mi sono ammalata di libertà. E ho comprato i biglietti per Noel Gallagher. Il 9 luglio mi vado a riprendere il mio pezzo di vita. Grazie a chi ha reso possibile la realizzazione del mio sogno.

Mia irripetibile Immacolata,

sono la tua donnina più piccola, quella che ti guardava e cercava il tuo appoggio mentre raccoglieva i sassolini in cortile e poi li lanciava pesantemente su macchine e persone. Volevo dirti che sono le 00:38 e che quando pubblicherò la lettera sará perlomeno l’una ma… Stanotte mi sto ostinando ad ascoltare canzoni che voglio farti appartenere. Ne ricordo poche che ci fanno da tramite. Anzi: il problema è che non ne ricordo proprio nessuna. E non ne voglio proprio sapere di non ricordare. Ti sto infilando in ogni parola, nota, respiro e più lo faccio, più noto questa amarissima e maligna incongruenza: non ci sei più e non ti trovo neanche nelle canzoni che voglio siano nostre. Vivo con la convinzione che sia io a mantenere in vita il mio legame con te ma proprio non riesco a comprendere che in realtà sei tu. Tu e solo tu mi parli, ci sei ancora e ti sto amando sempre più forte. Ci sei. Ma non nelle mie canzoni preferite. Non ci sei più neanche nei miei ricordi che forse ti stai portando via per farmi notare che ancora agisci, che sei ancora capace di dare una botta alla mia e a tutte le vite. Non ti trovo. Ma sono instancabile. Come sai sto ascoltando gli Oasis, e… Cazzo, perchè non riesco neanche a piangere? Ci sei o non ci sei? Ci sei perchè mi stai impedendo di piangere. Non ci sei perchè mi stai dando tutta la libertà di farlo con la consapevolezza che non lo farò in nome tuo. In nome della tua forza estrema. E ora voglio solo dirti: ti ricordi di me e te a Castelvolturno? Ti sei presa cura di me per tre estati. Sto facendo una fatica enorme nel parlarne, e infatti anche qui ci sei, sei la mia fatica, sei il filtro attraverso cui comunico, e gli occhi attraverso cui guardo. Ma non divagherò. Hai detto di si: ti ricordi. Beh, ti prego, rispondi alla mia domanda: saresti tornata con me a rubare il profumo delle nostre mura, ormai seppellito da anni di noncuranza? L’avresti fatto? Ti manca quel profumo? Ti manca l’idea di passeggiare con me? Ti manca l’idea di ricordare di aver passeggiato con me? Lungo le strade sabbiose, si? Avresti fatto compagnia a me intenta a riprendermi le radici nel posto in cui mi hai insegnato la felicità? Mi avresti aiutata a metterle dove mi trovo adesso? Io lo devo sapere. E, Immacolata, ti prego, mi hai difesa dal mondo, e, ti prego, non me ne hai fatto una colpa ma solo un premio. E quindi, dimmi, devo ancora tremare parlando di te? Devo ancora affannarmi a cercarti in mezzo a ricordi che non ho? Per quanto altro tempo? Come dici? Fin quando ci sarai?

But ‘don’t look back in anger’, I heard you say. Te lo sento dire tutti i giorni della mia vita.

Convivenza

Ho incanalato il malessere in una via dell’anima che sbocca solo verso l’infinito. È piuttosto chiaro: dovró imparare a conviverci.

Su, accomodati pure. Qui, ora, nel petto, sono destinata a soffocare, a morire. Quindi sbrigati e destinami a fiatare, a vivere.  

 

Ho guardato il tuo posto, vuoto.

Ricordo che un tempo riuscivo a ricordare
ricordo che scarnificavo senza manipolare
e un sorriso rassicurante non smetteva di gelare
la mancanza che mi avresti affidato prima di andare
prima di gravare

Scusami se non smetto di cercare
il mio tremare nel naufragare
la sofferenza sei tu
che nei miei uragani sai nuotare
prevedendo il vento del tuo respirare

non mi hai lasciata
ti sei solo buttata
una volta e per tutte
dentro la mia anima
inconsapevolmente condannata
inconsapevole

Mi chiamavi ‘Pippilla’. Non ti ho mai dimenticata. Se respiro vuol dire che vivo. Se ti respiro vuol dire che vivi.

alla mia mamma, più che nonna

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Parlo di me

Questa canzone mi descrive. (Intesa come la intendo io). I’m outta time. Da sempre. Sono arrivata troppo tardi, mi sono persa gli anni del luccichio negli occhi. Gli anni del riconoscere in altri occhi quello stesso luminoso scintillio. Non sono mai stata parte di un ‘qualcosa’. Sono sempre stata parte solo di me, i miei pezzi combaciano con me stessa e basta. Io: un piccolo puzzle a sè stante, un flebile sussurrare di speranze rotte nel groviglio della gola in mezzo a sconsiderate e inutili grida d’odio per il presente.

Peggio del perdersi in se stessi, c’è solo il ritrovarsi nel passato.

Immune nel buio

stare sveglia fino a tardi
non è insonnia
è determinazione
è forte inclinazione
a gestire un’alba che assale
come l’inadeguatezza
di un pianto che ti spieghi male

il giorno illumina ciò che sono
il giorno illumina ciò che sarò
imparo dalla notte a difendermi
da ciò che non curerò

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A song which says it all

Hold up
hold on
don’t be scared
you’ll never change what’s been and gone

may your smile (may your smile)
shine on (shine on)
don’t be scared (don’t be scared)
your destiny may keep you warm

cause all of the stars
are fading away
just try not to worry
you’ll see them some day
take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out

get up (get up)
come on (come on)
why’re you scared? (i’m not scared)
you’ll never change
what’s been and gone

cause all of the stars
are fading away
just try not to worry
you’ll see them some day
take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out

cause all of the stars
are fading away
just try not to worry
you’ll see them some day
take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out

we’re all of us stars
we’re fading away
just try not to worry
you’ll see us some day
just take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out
stop crying your heart out
stop crying your heart out

She’s electric

“A volte mi sento impotente” (mi disse, quasi soffocando nell’incomprensione e nel circolo vizioso della non-reazione).
Ed io, ricordandomi dei miei 16 anni, nei quali proprio mai mi è sembrato di avere poteri su di me e sulla realtà che mi circonda, avrei voluto rispondere con una massima che difendesse gli occhi dalle intemperie del cuore e dal bruciore… ma rovesciai la ciotola contenente tutta la mia insoddisfazione. Rovesciai la ciotola un pò per divertimento, un pò perchè le dure/spavalde profumano di battaglia e polvere da sparo, un pò perchè non conosco altre modalità di approccio col mondo oltre l’impulsività e l’uso di parole sempre rigettate senza premeditazione. E quindi gli dissi che se per “a volte” intendesse “tutti i giorni della vita esclusi i momenti di successo in intimità col partner”, la sua affermazione sarebbe stata valida anche per me e avrebbe dovuto sentirsi meno solo e meno sfigato. E anche se sul “meno sfigato”, avessi molti dubbi (dal momento che la mia condizione esistenziale non fosse tra le migliori) non me la risparmiai affatto. Credevo fermamente che essere stronza e mandare via le persone potesse, al contrario, avvicinarle. Tutte le teorie di logica inversa che reputavo dogmatiche, si sono rivelate essere la più grande fregatura di sempre perchè, alla fine della fiera, non solo ero sola ma mi ritrovavo anche con il solito saporaccio amarognolo in bocca di quando, mettendo in atto piani nei quali rischio di perdere qualcuno con lo scopo e con la certezza che, ammaliato dal retrogusto dolce del probabile rifiuto, non vada via manco pagandolo… quel qualcuno poi, va via. E come rido, poi! Non riesco a piangere pensando d’essere stupida. Posso solo ridere. Al massimo mi guardo allo specchio e m’immagino ben vestita sorseggiando Gin and Tonic. E mi riecheggiano nella mente, soffici e aguzze, le parole della canzone che più mi ferisce “We’re throwing it all away at the end of the day”. Mi incazzo perchè non sono assolutamente in grado di cambiare le cose. Ci provo in tutti i modi, ma in tutti i modi le cose rimangono fottutamente uguali. Ho la capacità di convincermi che tutti i passi in avanti compiuti, siano solo mascherati da passi in avanti compiuti e che in realtà retrocedo o, quantomeno, rimango stabile e aleatoria nel mio cantuccio stupido. L’ho scritto anche in altri post, lo scrivo ovunque: la soddisfazione, nella mia vita, è reperibile solo ascoltando musica. Mi sono calata in una forma di ascetismo musicale. Disprezzo tutto, disprezzo anche me stessa quando riesco. Ma venero ciò che mi conduce, che mi guida, che mi ispira e mi sorregge, che mi corregge e protegge. Una canzone come scudo e mi sento pronta alla guerra. Spesso mi sono anche detta d’essere una palla al piede, parlo sempre di musica. Spesso mi sono anche detta “non assumere un atteggiamento da guerriera nei confronti della vita, perchè non è mica una guerra, la vita!”. Però tutto questo mi pareva troppo ingiusto. Se la vita non fosse una guerra, io non sarei una guerriera, e quindi il diritto al sogno e all’illusione sarebbero andati a farsi fottere. Ma io ne ho bisogno. Tutti ne hanno bisogno: come facciamo a buttare giù muri senza immaginare e credere che questi siano materassi? Come facciamo ad accettare che qualcuno muoia senza pensare che sopravviva altrove? Quest’ultimo quesito per molti è religione. Per me è solo una domanda. E… come faccio a vivere, a sopportare, a sopportarmi e a ringraziarmi senza credere fermamente alla me guerriera? La me normale, semplice persona di sesso femminile, non mi entusiasma proprio un cazzo. E’ fine a se stessa, non ha sbocchi, può solo agire e ottenere risultati (magari, LOL). La me guerriera può anche sentirsi viva quando sta per morire, può anche sentirsi viva quando sta per vivere.

Ah, dimenticavo. Mi piace canticchiare “I need to be myself, I can’t be no one else” nel mio bagno accentuando quel myseeeeeeeaalf, come Liam Gallagher. Mi piace immaginare che possa sentirmi.
Mi piace dirmi che sono elettrica. Mi piace credere che chiunque mi tocchi subisca le conseguenze del gesto avventato. Mi piace credere che toccarmi equivalga ad assumersi responsabilità. Mi piace pensare che l’avvicinarsi a me è già conseguenza di una lunga meditazione. Anche se poi non lo è mai. 

E tra poco l’anno è pure finito. Muoio sempre un pò, ogni tanto, così. Ma in particolare, mi annullo quando vedo l’anno andare via. E seguendolo con lo sguardo corroso e fuori tempo e dolcemente sconsiderato, mi accorgo che non muoio, bensì mi dissolvo gradualmente nel dolore di un “grazie a me stessa” (per ogni schiaffo e lacerazione che sono stata capace di catalogare come tali, e non come fottuti sbagli o incidenti) ingoiato come lo sciroppo a banana per il mal d’orecchie. Forse è quando cominci a ringraziarti che cominci a non morirti più tra le mani alla fine di un percorso. Forse cominci a non morire quando non ti dissolvi, non scompari ma resti ben visibile e bene in mostra in modo che tutti possano accorgersi di quanto la luce del tuo riconoscimento verso te stessa ti illumini più della luce del sole.

I need to be myself
I can’t be no one else
I’m feeling supersonic
Give me gin and tonic
You can have it all but how much do you want it?
You make me laugh
Give me your autograph
Can I ride with you in your B.M.W ?
You can sail with me in my yellow submarine

You need to find out
‘Cos no one’s gonna tell you what I’m on about
You need to find a way for what you want to say
But before tomorrow

‘Cos my friend said he’d take you home
He sits in a corner all alone
He lives under a waterfall
No body can see him
No body can ever hear him call

You need to be yourself
You can’t be no one else
I know a girl called Elsa
She’s into Alka Seltzer
She sniffs it through a cane on a supersonic train
She made me laugh
I got her autograph
She done it with a doctor on a helicopter
She’s sniffin in her tissue
Sellin’ the Big Issue

She needs to find out
‘Cos no one’s gonna tell you what I’m on about
She needs to find a way for what she wants to say
But before tomorrow

‘Cos my friend said he’d take you home
He sits in a corner all alone
He lives under a waterfall
No body can see him
No body can ever hear him call

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Dopo tanto tempo… sono riuscita a non scrivere una poesia per dire quello che penso. VIAAAAAA !

 Vostra Lyla