Born on a different cloud

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Vogliamo parlare dei miei sbagli? Probabilmente non sono neanche così tanti. Sono solo… stupidi. E il che li rende imperdonabili. La banalità del mio errore non mi fa dormire la notte e, se dormo, sogno di sbagliare meglio, più forte, in modo più ragionato e concreto. E sudo, pensando alla vastità di azioni che avrei potuto compiere e parole che avrei potuto utilizzare per evitare di chiudere totalmente le porte al Giusto e di farlo aspettare lì, nel suo senso di incompiuto. Perdo il filo del discorso, del pensiero, del taciuto, dell’astratto. Mi confondo e guardo il cielo. Va addirittura peggio: non potendo fare lo zoom con gli occhi, lo faccio con l’anima. Puntualmente l’azzurro mi riflette e assieme a me riflette anche le mie cose non giuste. Che colpa ho io se gli errori bussano alle spalle e mi sembra di sentire il mio cuore che batte? Considerando ció non posso rimproverarmi: come si chiede al cuore di battere a un ritmo diverso? Come posso chiedermi di sbagliare meglio?

Io non voglio sbagliare più. Chiederò a Babbo Natale che non voglio sbagliare più. Sono davvero stufa. Oggi ho augurato a tutta la mia generazione d’essere una generazione pesante, perchè nel caso in cui non lo fosse si giocherebbe la possibilità di diventare leggera, un giorno. Le mie valigie sono sempre state pesanti: le ho riempite spesso di vestiti che non avrei comunque mai messo giusto per il gusto di trovare qualcosa da abbinare alla pesantezza della mia voglia di fare soppressa più o meno all’altezza della gabbia toracica. Perchè quando cambio posto (anche solo momentaneamente) mi gonfio. Divento colma di cianfrusaglie raccolte per le tortuose strade della vita e non riesco a spiegarmi il costante bisogno di portarmele dietro ovunque. Ho chiesto a tante persone:”Non è che conosciate un modo per smettere di sentire la necessità di conservare per paura di non percepire più nulla?”. Inutile dire che le tante persone siano scappate a gambe levate. Io sono una persona pesante. Spavento. Le persone fuggono da me e non riesco ad impedirglielo, non riesco a esclamare con decisione e fermezza di restare con me perchè “sono solo momenti di smarrimento“. Non lo sono assolutamente!!! Sono parti del mio tessuto epiteliale, della mia retina, delle mie terminazioni nervose, della mia spina dorsale, del mio coccige, della mia rotula, del mio sistema respiratorio. Perchè cazzo dovrei usare simili scuse? Io sono questi momenti.

La mia generazione è già leggera, perchè dentro le valigie porta solo lo stretto necessario e… anche dentro sè. Anzi, sarò più realistica: la mia generazione, dentro, non ha un bel cazzo. Credo davvero che ne vada fiera. Chi ne fa parte non saprà mai come volare. Daltronde non si può spiccare il volo uno sull’altro, tutti ammassati, tutti con le stesse menti, la stessa strada percorsa, tutti con le stesse ali. Io credo di avercele, le mie ali. In realtà vivo con la certezza che un giorno mi spunteranno e che, quello stesso giorno, volare vorrà dire respirare. La loro particolarità è essere simili ai miei occhi: come i miei occhi vedono il mondo, così le mie ali lo percorreranno. In lungo e in largo. Questo mi eccita da morire.

Forse ci ho preso gusto a sbagliare. Forse perchè voglio sapere di più sul mondo, su di me. O forse semplicemente perchè mi piace dare la dimostrazione che, ogni giorno, sono in grado di resuscitare dal dolore. Suona altezzoso, eppure non lo è. Oggi nel mondo non mi è dato lasciare alcuna traccia di me. Sarebbe troppo personale, troppo poco in linea col resto. Verrebbe cancellata, proprio come i miei passi in riva al mare. Ma il mondo non è come il mare, non cancella per istinto e per natura: chi ci abita ha paura di essere irripetibile. E per qualche strana ragione, gli abitanti della Terra, temono anche chi prova, aprendosi le piaghe in pubblico ogni santo istante, a rendersi irripetibile. Io voglio provare il mio dolore, quello che mi diversifica e mi eleva. Quello che mi fa pensare di voler morire. Quello che mi fa decidere di voler vivere. Per sempre. E’ così difficile da accettare?

Immagino che un giorno gli esseri viventi si ritrovino a dover curare con impegno e dedizione le loro menti perchè saranno l’unico fattore capace di garantire distinzione. Impegno e dedizione che per anni e anni hanno utilizzato occupandosi dei kimono pallascesa, dei cocktails abbinati ai colori dei reggiseni e alla tinta sui peli pubici. Eppure a me, a occhio e croce, i neuroni sembrano più utili. In ogni caso, nonostante io abbia parlato in modo parzialmente positivo dei miei errori, non posso assolutamente nascondere a nessuno di voi che di alcuni sbagli mi pento amaramente. Per quanto possa essere grata al dolore post-mistake, c’è qualche mistake che mi ribollerà dentro per sempre. C’è sempre quell’occasione perduta di proposito, al fine di salvaguardarci la pelle, che ci perseguiterà per il resto dei nostri giorni. Un po’ come quella vibrazione avvertita nello stimolare una cicatrice che poi tanto cicatrice non è. I nervi sono ancora tutti caldi, tutti pronti a contrarsi, tutti pronti a vibrare di nuovo, ancora e ancora. Le cicatrici, allora, non sono altro che ferite aperte per sempre ma rassegnate al fatto che nonostante tutto e tutti possano toccarle, non potranno mai più sanguinare.

Io sono semplicemente nata su un’altra nuvola. Non poteva andare diversamente. Daltronde, dopo la morte, una nuvola comune non riuscirebbe a sostenere il peso di un cuore che ancora ha voglia di battere.

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Someday you might find your hero

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Ci sono momenti in cui la vita ti mette a dura prova. Momenti in cui hai proprio bisogno di salvezza, di un eroe. In un primo momento ho pensato al mio papà, il più grande di tutti per me. Ma per le questioni d’animo debole un suo abbraccio e svariate parole di conforto bastavano a sedare, a comprendere che tutto è risolvibile ma non erano del tutto in grado di sanare un’interiorità alla ricerca della causa della sua compromissione. Sicchè, tutta impegnata a ritrovare il mio “better place to play”, tra le insidie di cunicoli stretti e soffocanti e colmi di macerie, col cuore, ho udito della musica e una voce: mi sono accorta che l’errore era proprio lì, nell’ascoltare con le orecchie, limitate al semplice suono e mai desiderose di indagare nelle vene dello stesso. Perchè in quelle vene circola il sangue del mondo. E a furia di trasfusioni, contraiamo la libertà.

Così mi sono ammalata di libertà. E ho comprato i biglietti per Noel Gallagher. Il 9 luglio mi vado a riprendere il mio pezzo di vita. Grazie a chi ha reso possibile la realizzazione del mio sogno.

Immune nel buio

stare sveglia fino a tardi
non è insonnia
è determinazione
è forte inclinazione
a gestire un’alba che assale
come l’inadeguatezza
di un pianto che ti spieghi male

il giorno illumina ciò che sono
il giorno illumina ciò che sarò
imparo dalla notte a difendermi
da ciò che non curerò

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A song which says it all

Hold up
hold on
don’t be scared
you’ll never change what’s been and gone

may your smile (may your smile)
shine on (shine on)
don’t be scared (don’t be scared)
your destiny may keep you warm

cause all of the stars
are fading away
just try not to worry
you’ll see them some day
take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out

get up (get up)
come on (come on)
why’re you scared? (i’m not scared)
you’ll never change
what’s been and gone

cause all of the stars
are fading away
just try not to worry
you’ll see them some day
take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out

cause all of the stars
are fading away
just try not to worry
you’ll see them some day
take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out

we’re all of us stars
we’re fading away
just try not to worry
you’ll see us some day
just take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out
stop crying your heart out
stop crying your heart out

Tu e la Donna

vorrei dirti che sono donna
e lascio mondi per casa

e ti viene voglia di scappare
per l’ultima volta
e ti viene voglia di tornare
ma poi non bussi alla porta

voglio dirti che sono donna
e mi impongo troppe cose
perchè non riesco a chiedermele

e allora me le chiedi tu
ma non sai respirarmi
e un giorno ci rivedremo
senza più incontrarci
senza più salvarci

Donna
è
amore.

Cielo

guarderai il cielo e sarai degno
di non sentirlo gravare sulla vita come un impegno
fidati del fardello che in ogni caso è il tuo destino
quello pieno delle stelle che pensavi di guardare senza nessuno vicino
quello che brucia nel fuoco con cui ti riscaldavi senza camino
quello che ti pesa sempre tranne durante il cammino

e perdonati per gli sbagli che non hai commesso
perchè quei sogni cattivi, annodatisi all’irripetibile,
sono l’unico compromesso

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Fretta

petto intriso di pianto
le lacrime ristagnano, intanto

e vorrei crollasse il mondo
così lo sentirei addosso il macigno
e non nel punto in cui, dentro, d’irrisolto grondo
guardandomi reprimere l’ordigno

forse un giorno mi ridarai della fretta l’incanto
d’un armistizio chiesto a un bacio ormai affranto

Canzone felice

il mondo mi ascolta
come se fossi una canzone
felice solo alla prima impressione
morente fino all’ultima emozione
incolta

però resto, ma sono comunque percepita
quasi stessi morendo per essere nuovamente concepita

però ho il fiato che va a male
carenza speciale
di chi dalle note si fa strozzare la melodia vitale

Fenice

dita nella ferita più esposta
accorgerti che l’hai solo nascosta
accorgerti che non è ancora sfiorita
che la passione morta è una sorta di vita
e il sospiro dimesso ma molesto di un’altra bella fatica

fammi sempre inspirare sgomento,
con l’ostinazione di quando so che ogni attimo è il mio momento 
e sappi che vivere non è mai stato il mio intento
ma da sempre il mio più grande talento